Omaggio a Isabel Allende

7 Ott

da Paula – Ed. Feltrinelli 1995

Ho cinquant’anni, sono entrata nell’ultima metà della mia vita, ma sento la stessa forza dei venti, il corpo ancora non mi vien meno. Vecchia… così mi chiamava Paula con affetto. Adesso la parola mi spaventa un poco, suggerisce un donnone con verruche e varici. In altre culture le anziane si vestono di nero, si legano un fazzoletto in testa, smettono di depilarsi i baffi e si ritirano dall’agitazione mondana per dedicarsi a riti pietosi, piangere i loro morti e curare i loro nipoti, ma in Nordamerica compiono uno sforzo grottesco per sembrare sempre piene di salute e felicità. Ho un ventaglio di rughe sottili attorno agli occhi, come tenui cicatrici di risa e pianti del passato; somiglio alla foto di mia nonna chiaroveggente, la stessa espressione di intensità sfumata di tristezza. (…)

Che cosa accadrà con questo grande spazio vuoto che ora sono? Con che cosa mi colmerò quando non rimarrà più una briciola di ambizione, nessun progetto, nulla di me? La forza implosiva mi ridurrà a un buco nero e sparirò. Morire… Abbandonare il corpo è un’idea affascinante. Non voglio continuare a vivere morendo dentro, se voglio rimanere in questo mondo devo pianificare gli anni che mi restano. Forse la vecchiaia è un altro inizio, forse si può tornare ai magici tempi dell’infanzia, quei tempi anteriori al pensiero lineare e ai pregiudizi, quando percepivo l’universo con i sensi esaltati di un demente ed ero libera di credere all’incredibile e di esplorare mondi che poi, nella fase della ragione, sono scomparsi. Ormai non ho molto da perdere, e nulla da difendere. Sarà questa la libertà? Penso che alle nonne tocchi il ruolo di streghe protettrici, dobbiamo vegliare sulle donne più giovani, i bambini, la comunità e anche, perché no, su questo maltrattato pianeta, vittima di tante violenze. Mi piacerebbe volare su una scopa e danzare con altre streghe pagane nel bosco alla luce della luna, invocando le forze della terra e ululando ai demoni, voglio tramutarmi in una vecchia saggia, imparare antichi incantesimi e segreti da guaritore. Non è poco ciò che pretendo. Le maghe, come i santi, sono stelle solitarie che brillano di luce propria, non dipendono da nulla e da nessuno, perciò non hanno paura e possono lanciarsi alla cieca nell’abisso con la certezza che, invece di schiantarsi, spiccheranno il volo. Possono trasformarsi in uccelli per vedere il mondo dall’alto, o in vermi per vederlo dall’interno, possono abitare in altre dimensioni e viaggiare in altre galassie, sono naviganti in un infinito oceano di coscienza e conoscenza.

 

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