35mm: Recensione “Romeo and Juliet”

11 Feb

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Romeo & Juliet di Carlo Carlei – Recensione a cura di Barbara Stefanini

In breve…

Nella Verona rinascimentale si snodano le vicende delle ricche famiglie dei Capuleti e dei Montecchi, nemiche giurate da sempre fin quando l’amore – e la tragica morte – degli unici eredi delle due dinastie non porrà fine alla loro rivalità.

Ennesima trasposizione cinematografica della storia di Giulietta e Romeo, ispirata alla tragedia di William Shakespeare.
Il regista Carlo Carlei presenta un film accurato, basato sui dialoghi originali, con scenografie, ambientazioni e costumi notevoli.
La pellicola non apporta nulla di nuovo o particolarmente originale rispetto a quanto visto fino a ora, ma è un lavoro onesto e ben realizzato.

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Dilungandoci…

Romeo e Giulietta, ovvero come tutto ciò che può andare storto lo farà.
E’ la storia romantica per eccellenza, la più straziante. Agli occhi moderni appaiono innumerevoli soluzioni alternative in grado di evitare ai due innamorati quella triste fine, ma tant’è.
Non ci dilunghiamo sulla trama, arcinota.

Il lato migliore di questo film del 2013 è la sua ambientazione. Girato quasi interamente tra Verona e Mantova – luoghi dove si svolge la storia originale – mostra palazzi sontuosi, affreschi e opere d’arte, giardini magnifici e splendidi panorami dell’Italia rinascimentale, forse leggermente più moderni rispetto a quelli shakespiriani, ma di grande effetto.
E’ un film pieno di colore, a volte anche troppo, e musica, tanta musica che ti rimane nelle orecchie anche dopo la fine della visione.
I dialoghi, come detto, ricalcano il testo originale della tragedia e mettono a dura prova le capacità interpretative degli protagonisti. Non sono semplici da rendere e fanno risaltare gli attori “di mestiere” (su tutti un sempre bravo Paul Giamatti) rispetto ad altri meno talentuosi o inesperti. Tra questi ultimi, due gradite sorprese: Douglas Booth, che ha il ruolo del bel Romeo e come tale non sfigura, e Kodi Smit-Mcphee, un giovanissimo e convincente Benvolio.

Per quanto riguarda la Giulietta di Hailee Steinfeld (Il grinta) è insipida, non trasmette un’emozione neppure a pagarla oro. Ha “le phisique du role” per incarnare una quindicenne dell’epoca, carina e semplice, ma niente di più.
Nell’insieme, se non fosse per l’ambientazione è tutto molto britannico, forse perché l’adattamento e la sceneggiatura sono di Julian Fellowes, lo stesso di Downton Abbey.
Belli i costumi, le pettinature, gli arredi. Piccola caduta di stile alcuni fiori palesemente finti.
Qualche inquadratura appare un po’ scontata e sdolcinata, ma in una storia così è tollerabile.
Curioso il famoso balcone di Giulietta: rispetto a quello riportatoci dalla tradizione e visibile a Verona questo è grande come un monolocale, ma davvero spettacolare.
A conti fatti, ci si domanda se fosse poi davvero necessario un altro film sugli sventurati amanti che tante lacrime hanno fatto versare. La risposta probabilmente è no, ma se non altro chi si appresta alla visione sa già cosa aspettarsi ed essendo il film molto fedele a quanto scritto da Shakespeare nessuno spettatore verrà turlupinato. E in fondo non è poco.

Adatto per le giornate uggiose, quando si ha voglia di piangere un po’ su un amore sfortunato, con una coperta morbida e un gatto disponibile a farsi coccolare.

Barbara Stefanini

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