35mm – Recensione film: Qualcosa di buono

27 Ago

Pubblicato su 35mm.it

Recensione film “Qualcosa di buono”

Rating: 7.4/10 (10830 votes)

You’re not you

Director: George C. Wolfe
Writer: Shana Feste (screenplay), Jordan Roberts (screenplay), Michelle Wildgen (based on the book by), Jordan Roberts
Stars: Hilary Swank, Emmy Rossum, Josh Duhamel, Stephanie Beatriz
Runtime: 102 min
Rated: R
Genre: Drama
Released: 26 Nov 2014

 

In breve…

Kate è una donna baciata dalla fortuna: ha un bel marito che la ama, una splendida casa, una vita invidiata da tanti. Nel giorno del suo trentacinquesimo compleanno avverte i primi sintomi di quella che si rivelerà una malattia terribile: la SLA. Un anno e mezzo dopo la ritroviamo, già invalidata dal male, alla ricerca di qualcuno che l’assista mentre il marito è al lavoro.

Si presenta Bec, studentessa sconclusionata e dalla vita caotica; le due donne sono l’esatto contrario l’una dell’altra, ma Kate d’impulso l’assume. Nel tempo, tra loro si svilupperà un rapporto profondo, di amicizia sincera, che le cambierà entrambe.

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Dilungandoci…

Kate non vuole essere trattata da malata, né vuole pietà.

Bec è spontanea, fa domande imbarazzanti, non sa cosa siano le formalità ipocrite. Si faranno reciprocamente del bene. E’ l’ennesimo film su una malattia straziante, ma anche una storia di donne. Gli uomini non ne escono benissimo: il marito di Kate la tradirà nel momento di maggiore fragilità, quando malata, impaurita, si sente per di più in colpa per avergli rovinato la vita. Loro due invece, le donne, crescono.

Ognuna regala all’altra qualcosa di sé. Si migliorano, si rafforzano. Bec diventa a poco a poco il corpo e la voce di Kate, mentre Kate credendo in lei, dandole fiducia, le fa comprendere che sta sprecando le sue potenzialità e la sua vita: può fare molto di più. Le due attrici coprotagoniste rendono una buona interpretazione: Hilary Swank (Kate) è brava, non è una novità, ma a un certo punto sembra quasi cedere il passo a Emmy Rossum (Bec). Sicuramente il pubblico gradirà la loro prova e questo struggente racconto, che – in tutta sincerità – abbiamo a tratti trovato eccessivamente melenso. Qualcosa di buono è un film intenso, commovente, anche se, di certo, non un capolavoro, ma…Sì, c’è un “ma”.

Hollywood – e l’Accademy in particolare – hanno, soprattutto negli ultimi tempi, una particolare predilezione per storie di questo genere. E qui le opinioni sono controverse. C’è chi pensa sia un bene porre all’attenzione della comunità temi così dolorosi e delicati, chi invece li ritiene una scorciatoia per ottenere un forte impatto emotivo sul pubblico e arrivare più agevolmente alla statuetta dorata. Difficile dire dove sia il vero. Propendiamo per la seconda ipotesi.

Di certo c’è solo che la malattia ha diritto al massimo rispetto. Chi vive la SLA non lo fa in un’atmosfera da film, con la musica in sottofondo, le frasi un po’ scontate e qualche lacrima occasionale. La nostra speranza è che questo film contribuisca davvero a sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti delle malattie ancora incurabili e a dar forza alla ricerca.

In questo caso, speriamo ne vengano girati mille, anche se un po’ scontati e melodrammatici come questo.

Barbara Stefanini

 

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