35mm.it: Uomini che odiano le donne

18 Giu

Articolo di giugno su 35mm.it – Stieg Larsson: Uomini che odiano le donne

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La sua storia potrebbe essere un romanzo, ma dal risvolto amaro.

Stieg Larsson è stato il secondo autore più venduto a livello mondiale nel 2009, il primo a raggiungere il traguardo di un milione di ebook venduti su Amazon per il Kindle; dalla sua trilogia Millennium sono stati ricavati quattro film, i primi tre realizzati in Svezia, il suo paese d’origine – uno per ogni libro – e il quarto made in Hollywood che, da solo, ha incassato oltre 104 milioni di dollari. 27 milioni di lettori hanno apprezzato il suo stile asciutto e crudo, ma affascinante e coinvolgente. E’ difficile che il titolo Uomini che odiano le donne non vi dica nulla. Larsson è diventato famosissimo e i diritti d’autore hanno fruttato cifre da capogiro.

Ma lui non lo ha mai saputo. E’ morto nel 2004 per un infarto a soli 50 anni, pochi mesi dopo aver consegnato il manoscritto del terzo volume al suo editore. Non ha visto i suoi libri pubblicati l’anno successivo, non ha saputo che ne sarebbero stati tratti film di successo e neppure che avrebbe raggiunto una fama mondiale. E non è tutto. In un vecchio testamento aveva destinato i suoi averi – all’epoca non così consistenti – all’allora partito comunista svedese. Alla sua morte, i parenti hanno impugnato il documento: il padre e il fratello sono diventati gli eredi legittimi e nulla è toccato alla donna che conviveva con lui da 32 anni. La battaglia in tribunale non è ancora finita e riguarda anche circa 200 pagine del quarto volume, trovate dalla compagna nel suo studio. La vita a volte supera ogni fantasia e trama.

La trilogia Millennium è quindi tutto quello che Larsson ci ha lasciato, insieme ai numerosi saggi già pubblicati e a tanti articoli sulla rivista Expo, da lui fondata. Il tema principale della sua attività giornalistica è stato la lotta al nazismo, in forte recrudescenza nel suo paese.

Il suo personaggio e quello del protagonista di Millennium, il giornalista Mikael Blomkvist, hanno numerosi punti in comune, molti voluti ma uno sicuramente no. Nell’ultimo libro Larsson descrive la morte di un cronista all’interno di una redazione: un infarto, proprio come succederà a lui nella sede del suo giornale. Con il senno di poi, è particolarmente impressionante un paragrafo: “Che la gente muoia sul posto di lavoro è insolito, anzi raro. Si dovrebbe avere la cortesia di mettersi in disparte, per morire.

Larsson è stato anche critico letterario, specialmente di polizieschi e fumetti. Millennium era un progetto che definire impegnativo è poco: 10 romanzi, dei quali aveva già delineato la storia, sviluppando interamente la trame del quarto e quinto volume, mai scritti per intero. E non stiamo parlando di libricini… Ogni volume viaggia nell’ordine delle 700-800 pagine stampate.

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In particolare è geniale il personaggio di Lizbeth Salander, reso bene in entrambe le versioni cinematografiche, anche se preferiamo la svedese. Una ragazza che all’inizio sconcerta, ma che rivela una sensibilità e una profondità che si legge raramente in un libro. Si finisce per giustificarla anche nelle sue peggiori azioni, ti porta completamente dalla sua parte pur appartenendo a un mondo che fortunamente pochi di noi conoscono.

I titoli della trilogia sono, nell’ordine:

Uomini che odiano le donne (2005, edito in Italia daMarsilio nel 2007)
La ragazza che giocava col fuoco (2006, Marsilio 2008)
La regina dei castelli di carta (2007, Marsilio 2009)

Ma veniamo ai film.
La regia del primo film svedese, uscito a febbraio 2009, è di Niels Arden Oplev. I successivi due, novembre 2009 e settembre 2009, sono stati diretti da Daniel Alfredson. Gli interpreti sono gli stessi per tutte e tre le pellicole: Michael Nyqvist è Mikael Blomkvist e Noomi Rapace è Lisbeth Salander. I titoli coincidono con quelli dei romanzi. Nel 2011, David Fincher ha realizzato un remake del primo film, Millenium – Uomini che odiano le donne, con Daniel Craig e Rooney Mara.

La critica si è decisamente divisa quando si è trattato di passare agli inevitabili paragoni.

Personalmente abbiamo preferito la versione svedese, ma soltanto perché rende meglio lo stile e l’atmosfera dei libri. Chi non li ha letti, potrebbe apprezzare maggiormente l’altro, dove di certo si è potuta sfruttare l’esperienza di un regista di spessore, con mezzi tecnici più sofisticati. La fotografia è migliore, il film sicuramente più raffinato. Particolarmente efficace il montaggio di una delle scene finali, dove in pochi minuti si comprende alla perfezione il piano elaborato da Lizbeth per rovinare il nemico di Blomkvist. Pagine e pagine di romanzo in pochi attimi.

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Un ottimo thriller, ma più “americano”. Sfogliando le varie critiche è interessante notare che molti ritengono che Fincher sia andato “oltre” rispetto a Larssen, “interpretando” i personaggi con una nuova rilettura, il tutto esaltando la creatività del regista. Personalmente non ho notato questa esagerata differenza.

Per di più, da parte di chi scrive già non c’è molta simpatia neppure per i film “liberamente tratti da” e non penso sia un “pregio” se un film rispecchia dell’altro. Gli scrittori sono i creatori dei loro personaggi e della loro storia che descrivono come meglio credono. E’ sicuramente corretto che uno sceneggiatore o un regista esaltino o sfumino i lati più o meno cinematografici di una storia, trattandosi di media diversi, e sfrondino tutto quello che non rientra nella canonica ora e mezza (ma forse ormai la media è aumentata) di una proiezione cinematografica, ma a mio modo di vedere l’essenza va sempre rispettata fedelmente. Ancora di più quando, come in questo caso, l’autore non è in condizione di approvare o meno eventuali modifiche.

In un’epoca stracolma di remake di classici che denota un crollo verticale della creatività e di nuove idee, si dia a Cesare quel che è di Cesare. E’ come cucinare l’amatriciana con la cipolla o il tiramisu con le fragole. Cambiategli nome, perché non è quella la ricetta originale.

Il “giallo” scandinavo, quello svedese in particolare, ha prodotto opere notevoli e Stieg Larsson ha contribuito non poco al suo successo. Chissà cosa avrebbe scritto in quei sette volumi che non leggeremo mai, quali altre storie intricate ma senza buchi nella trama, quali altri colpi di scena e descrizioni di una violenza cruda e fredda che tanto vorremmo non facesse parte dell’essere umano, ma invece esiste. Pare che questa estate, a 10 anni dall’uscita del primo libro di Larsson, sarà pubblicato il quarto volume di Millennium, scritto dallo svedese David Lagercrantz. Altre lotte in tribunale per i diritti?

Che la terra ti sia lieve, Stieg.

(Barbara Stefanini)

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