35mm.it: The Mentalist

12 Ago

Pubblicato su 35mm.it

TheMentalist

Patrick Jane sa chi sei

Quando nel 2009 approdò in Italia la serie televisiva della CBS The Mentalist molti appassionati del genere poliziesco-investigativo tirarono un sospiro di sollievo: finalmente qualcosa di diverso.

E dovettero essere in parecchi a pensarla in questo modo un po’ in tutto il mondo, tanto che alle tre stagioni previste ne seguirono altre quattro (dal 2008 al 2015). Il primo timore che ci attanaglia ogni volta che c’imbattiamo in un nuovo serial intrigante è sempre lo stesso: riuscirà a tenerci avvinti per più di due stagioni? Finirà – come spesso avviene – per ridursi a una sbiadita ombra dell’idea originale o sfociare in situazioni inverosimili?

The Mentalist è sostanzialmente riuscito a mantenere le promesse e questo anche grazie a una netta sterzata della storia, una sorta di versione 2.0. Protagonista è Patrick Jane (Simon Baker), un “mentalista”. Cos’è viene spiegato nella sigla degli episodi della prima serie: “Persona che ricorre all’acutezza mentale, ipnosi e/o suggestione. Colui che padroneggia la manipolazione del pensiero e del comportamento.

Patrick è una persona molto intelligente e osservatrice, in grado di leggere con chiarezza il linguaggio del corpo della gente, un abile conoscitore della psicologia umana, attento anche ai più piccoli e insignificanti dettagli. In passato ha sfruttato queste sue meravigliose doti naturali per ingannare gli altri e fingersi un sensitivo, guadagnando un bel po’ di soldi alle spalle sia di ricchi creduloni che di disperati in cerca di conforto attraverso un contatto con l’aldilà.

In poche parole, era un truffatore. Per farsi pubblicità aveva anche offerto il suo aiuto alla polizia per arrivare ad arrestare un serial killer detto John il Rosso e, durante un programma in diretta televisiva, suscita l’ira del criminale denigrandolo; questi non esista a trucidare la moglie e la figlioletta di Patrick, lasciando come firma una faccetta sorridente disegnata sul muro con il loro sangue, il suo segno distintivo.

La vita di Patrick è distrutta, sia per l’enorme perdita subita che per il profondo senso di colpa. I soldi, la fama perdono ogni attrattiva. L’unica forza che lo tiene in vita è il desiderio di vendicarsi. Per raggiungere lo scopo, riesce a farsi ingaggiare come consulente dal CBI (California Bureau of Investigation), l’unità incaricata di seguire le indagini su John il Rosso. Nel corso dei vari episodi Patrick aiuta la squadra comandata da Teresa Lisbon a risolvere anche altri casi, sempre nella speranza di imbattersi in nuove prove per smascherare l’uomo che lo ha privato di tutto.

Per alcuni versi Patrick Jane è una specie di Tenente Colombo moderno, osservatore attento, che entra spesso in empatia con chi sospetta essere colpevole, guadagnandone a volte la simpatia oppure venendo sottovalutato e bollato come un tipo originale e non pericoloso. A differenza di Colombo, però, del quale non si è neppure mai vista la fantomatica moglie, noi di Patrick impariamo a conoscere molto.

Ha una storia drammatica alle spalle, incubi e fantasmi che lo tormentano. Dietro il volto sorridente, la simpatica faccia da schiaffi, i modi indolenti, la totale mancanza di rispetto per le regole e una morale piuttosto elastica che gli permette di costruire anche prove false e inganni per arrivare a risolvere i crimini più svariati, c’è un uomo che soffre profondamente e che fatica ad aprirsi e fidarsi. Patrick teme di portar sfortuna a coloro che ama e per questo sceglie di non amare. Anche il rapporto con i suoi compagni di lavoro si evolve con grande lentezza.

Le prime cinque stagioni e una parte della sesta sono dedicate alla caccia a John il Rosso e raccontano anche le varie storie che si intrecciano all’interno del gruppo di lavoro, i nuovi equilibri che si creano tra i co-protagonisti. E quando – finalmente – la “pratica” viene chiusa, cosa succede? Totale inversione di rotta degli autori. Cambia tutto il quadro: ambientazione, luoghi, compagni di lavoro (almeno una buona parte), subentrano nuovi personaggi. E cambiano i colori, soprattutto.

Il rosso, presente in tutti i titoli degli episodi per quasi sei anni (Omicidio a Luci RosseUna dozzina di rose rosseLa ragazza dai capelli rossi ecc. ecc.) lascia il posto a Il mio paradiso bluPuro come neve biancaLa casa gialla fino ad arrivare alla conclusione: Orchidee bianche. E’ la rinascita di Patrick, una vita nuova ma non ancora definitiva. Un cammino per arrivare a superare una volta per tutte il passato, gettarselo alle spalle e ricominciare. Patrick si apre nuovamente ai sentimenti, all’amore. Un lieto fine scontato e anche un po’ melenso? Si, forse. Ma era quello che tutti quanti volevamo, che reclamavamo con forza e a gran voce!

La serie è in replica proprio in questi giorni su Rete 4 con i primi episodi. E’ piacevole anche rivederla, con buona pace degli infiniti colpi di scena, ormai già conosciuti.

Barbara Stefanini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.