35mm.it: Le dieci migliori commedie romantiche

18 Giu

Pubblicato su 35mm.itDieci commedie romantiche da non perdere

Probabilmente questo articolo verrà apprezzato quasi esclusivamente dalle signore che ci seguono.

Perchè, va detto, le donne hanno una sensibilità diversa quando si parla di commedia romantica e, non a caso, sono proprio loro le protagoniste indiscusse di questi dieci film. Sentimentali, commoventi, a tratti perfino sdolcinati ma inevitabilmente coinvolgenti.

Chi, almeno una volta, non si è rivisto nella storia d’amore raccontata in un film? Magari anche in quelle finite male…e giù coi lacrimoni. Sono anche quei film perfetti per fare colpo al primo appuntamento e magari tentare la famosa “mossa” dello sbadiglio che culmina in abbraccio marpione. E’ la magia del cinema.

Queste, secondo noi, sono le migliori 10 commedie romantiche che proprio non potete perdervi:

Il favoloso mondo di Amélie

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Il favoloso mondo di Amélie non è un semplice racconto di una fanciulla che scopre man mano la vita, dopo anni di sofferenza e traumi. Amélie è la metafora dell’attesa della felicità, in cui ogni piccolo passo potrebbe causare un disastro irreversibile. Eppure ogni gesto, ogni reazione, ogni pensiero, ogni emozione, ogni aspettativa colora un pezzo del mondo che Amélie sta scoprendo. Nella vita niente accade solo per caso, tutto ha un senso, un suo senso sacro.

Le persone diventano così energia, interscambiabile, perché dove posa lo sguardo Amélie un altro sta provando a migliorarsi. Solo una cosa manca alla ragazza: l’amore. Sa di averlo trovato, ma non sa farlo diventare il senso della sua vita, non riesce ad accettarlo fin quando il colore rosso non la travolge in una corsa che sfiora l’equilibrio del verde degli alberi e s’incontra con il blu. La libertà è sinonimo di felicità, così come l’amore è sinonimo di vita. Ecco cos’è il “favoloso mondo di Amélie”.

Harry ti presento Sally

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Probabilmente l’espressone di Billy Crystal nella leggendaria scena dell’orgasmo nella caffetteria vale tutto il film. Dietro la macchina da presa c’è il navigatissimo Rob Reiner, un regista che ti spazia dal dramma alla commedia come se niente fosse, riuscendo a conquistarti con entrambi gli stili narrativi.

Qui ci racconta dieci anni di rapporto tra Harry e Sally (una straordinaria Meg Ryan) in uno dei film simbolo degli anni ’80 che è anche però un film autobiografico se vogliamo; il personaggio di Harry è infatti ispirato allo stesso Reiner (al tempo appena lasciatosi con la sua compagna) mentre quello di Sally a quello della sua co-sceneggiatrice, Nora Ephron, con la quale nacque una bizzarra sintonia sul set. Grande cinema, grande regista. Noi prendiamo quello che ha presso Rob Reiner.

Pretty Woman

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Una prostituta ed un uomo d’affari dal semplice “rapporto professionale” all’amore vero. Una favola di Cenerentola trasposta ai giorni nostri. La grandezza del film sta principalmente negli interpreti, perfetti per il ruolo: Richard Gere, Julia Roberts, ma anche Hector Elizondo. Tra i lieto fine più scontati, ma anche più belli che la categoria possa annoverare. Glorificato da schiere di donne in tutto il globo, al punto da indurre Garry Marshall a provare lungamente a riunire il cast, riuscendoci dieci anni dopo con il meno riuscito Se scappi ti sposo.

Notting Hill

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Non è un film epocale, è indubbio. La trama è abbastanza ovvia e il finale ineluttabile. Ma i personaggi, quelli secondari in particolare, sono fantastici. Quanto ai protagonisti, Julia Roberts si prende ironicamente in giro nei panni di una famosa diva cinematografica e Hugh Grant interpreta il ruolo che – almeno in età giovanile – gli si addiceva di più, quello del bravo ragazzo sognatore, un po’ imbranato e piuttosto ingenuo. Si viene catapultati in uno dei quartieri più particolari di Londra – Notting Hill appunto – con i suoi colori brillanti, la gente di ogni genere, le porte d’ingresso dipinte e si finisce per sentirsi londinesi fino al midollo.

Le musiche sono perfette, in particolare quelle che accompagnano i momenti più famosi, ad esempio “When you say nothing at all” di Ronan Keating e “How can you mend a brocken hart” di Al Green. Menzione particolare per la scena del trascorrere delle stagioni durante la passeggiata di Grant al mercato di Notting Hill, con il sottofondo di una romanticissima e melanconica “Ain’t no Sunshine” di Bill Whiters.

Love Actually – L’amore davvero

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Grande cast per questo film composto da diverse storie incentrate sui vari aspetti dell’amore, che si intrecciano magistralmente tra loro. Ottima sceneggiatura – mai scontata – unita a una selezione musicale di prima scelta. Film molto “british”, ambientato in una bellissima Londra natalizia, con ottimi interpreti, tra i quali una meravigliosa Emma Thompson.

Ma i nomi eccellenti sono davvero tanti: Hugh Grant, Colin Firth, Bill Night (in un ruolo assurdo e strepitoso), Keira Knightley, Liam Neeson, Alan Rickman, Laura Linney… e tanti altri. Assolutamente da vedere se amate le commedie romantiche.

Serendipity – Quando l’amore è magia

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Credete nel destino? Credete che due persone possano essere destinate a stare insieme? Credete nei “Fortunati incidenti” (questa la traduzione della parola Serendipity)? Questa è la commedia romantica che vi rimetterà in pace con l’universo.

Il sempre piacevole John Cusack e una Kate Beckinsale davvero in stato di grazia, vi accompagneranno in una frivola quanto piacevole storia d’amore: sarà la “prevedibile” magia di New York a Natale, saranno i colpi di scena o sarà l’indissolubile empatia che naturalmente si crea tra lo spettatore e i due innamorati del destino, ma Serendipity rientra appieno nella categoria di quelle commedie romantiche che, partita senza troppe pretese, portano a casa un risultato davvero godibile. Consigliatissimo.

Se vogliamo vivere in armonia con l’universo, dobbiamo possedere una fede incrollabile in quello che gli antichi chiamavano fato. Equivalente dell’odierno destino.

Colazione da Tiffany

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Classicone, tra i film più charmant del genere commedia. Il mito di Audrey Hepburn accompagnato dall’elegante George Peppard, insieme, in una New York scandita da negozi di gioielli, abiti di Givenchy ed il sottofondo di Moon River. La regia smagliante di Blake Edwards connota il film di una vena satirica che arricchisce la già ottima storia tratta dal genio di Truman Capote. Il sentimentalismo prevale in ogni caso, fino allo struggente finale fatto di pioggia e gattini. Viene da piangere solo a raccontarlo…

Il diario di Bridget Jones

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Tratto dal best seller di Helen Fielding, è una versione rivisitata – in chiave moderna e spiritosa – di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. Non a caso il protagonista maschile si chiama Mark Darcy ed è interpretato da Colin Firth. Bridget (una simpatica Reneé Zellweger) è una single trentenne, anticonformista e piuttosto imbranata, alle prese con il sovrappeso, l’età che avanza e le troppe sigarette.

Le sue disavventure e i suoi sogni dipingono una delle commedie romantiche più classiche e divertenti. Sia il libro che il film hanno avuto un sequel in Che pasticcio, Bridget Jones!. Come non amare questa Bridget imperfetta, romantica e pasticciona?

Qualcosa è cambiato

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Nell’anno in cui Titanic di Cameron sbancava ai botteghini e faceva incetta di Oscar, James L. Brooks consegnava alle sale la sua quarta regia. E, probabilmente senza saperlo, regalava a Hollywood una delle ultime comedy ispirate al gusto della sua golden age, dall’ironia garbata e dal sentimentalismo genuino.

Jack Nicholson, Helen Hunt (entrambi premiati con l’Oscar) e Greg Kinnear entusiasmarono. Perché Qualcosa è cambiato ha (quasi) tutto: l’amore, le gag, il sarcasmo che colpisce senza graffiare, un ritmo narrativo scoppiettante nonostante qualche eccesso di melassa. E tre personaggi disegnati con mano fermissima, credibili anche nei loro eccessi: il misantropo igienista e allergico alle relazioni sociali, la cameriera ragazza madre più giovane, il vicino di casa problematico che ha avuto un’infanzia difficile. Un piccolo grande cult di fine anni Novanta, prodotto proprio quando il secondo revival del 3D era alle porte.

Io e Annie

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Ma quanta sensibilità ci vuole per raccontare la fine della propria storia d’amore più importante? Dite quello che volete ma un film come Io e Annie, in mano ad un regista diverso da Woody Allen, non sarebbe stato lo stesso, non sarebbe stato il capolavoro che è. Questo newyorkese bassino, con gli occhiali enormi e quelle strane nevrosi riesce a realizzare una commedia talmente innovativa da sembrare moderna anche se vista oggi, a quasi 40 anni di distanza.

Lui e Diane Keaton sono meravigliosi ed il monologo iniziale di Allen è incredibile: sconfinando quasi nel metacinema il regista sembra parlare poprio di se stesso e di come si vede nel futuro. “Da dove è partita la crepa?” Quella che separa le commedie classiche dalle commedie moderne probabilmente è partita da Io e Annie.

(La redazione di 35mm.it)

Sono stati scritti da me soltanto i commenti a: Notting Hill, Love Actually e il Diario di Bridget Jones. Per tutto il resto, i meriti vanno alla splendida redazione di 35mm.it

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