35mm.it: James Bond

16 Apr

Il mio articolo di questo mese su 35mm.it è dedicato all’agente segreto più famoso di sempre.

Il mio nome è Bond, James Bond.

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Il mio nome è Bond, James Bond”.

Ce lo sentiamo ripetere da oltre cinquant’anni (il primo film è del 1962) dall’agente segreto più famoso al mondo, quello con licenza di uccidere, tra un cocktail martini – rigorosamente agitato e non mescolato – e donne bellissime che non riescono a resistere al suo fascino.

A voler essere pignoli, quello bevuto da Bond è un Vesper cocktail, una variante del Vodka martini inventata dallo stesso creatore di 007. Il nome è una dedica alla memoria di Vesper Lynd, la donna della quale il nostro eroe è innamorato in Casino Royale, l’unica alla quale abbia donato il cuore prima di quella che diverrà sua moglie. E’ con questo romanzo del 1953 che lo scrittore britannicoIan Fleming presenta al mondo l’Agente 007, al servizio segreto di Sua Maestà britannica.
Fleming scrisse 13 romanzi con lo stesso protagonista e cadenza annuale. L’ultimo – Octopussy – uscì postumo.

Nei libri il personaggio è descritto minuziosamente e di lui si sa praticamente tutto. Nasce nel novembre 1924, i suoi genitori rimangono uccisi in un incidente alpinistico a Chamonix quando ha solo 11 anni e viene allevato da una zia nel Kent, in Inghilterra. Al momento della nascita il padre lo iscrisse al prestigioso collegio di Eton, dal quale lui però si fa espellere dopo due anni a causa di una relazione con una cameriera. Prosegue gli studi nel collegio che frequentò il padre fino a diplomarsi. A 17 anni, mentendo sulla sua reale età, riesce ad entrare – tramite un amico di famiglia – al Ministero della Difesa. Diventa poi tenente nella Royal Navy, partecipa alla Seconda Guerra Mondiale e viene congedato con il grado di Comandante.

Di Ian Fleming in genere si conosce invece molto meno. Recentemente è stata realizzata per la televisione una miniserie in quattro puntate a lui dedicata, dal titolo Fleming – Essere James Bond.

Fleming viene descritto come un ragazzo ricco, di buona famiglia, con poca voglia di lavorare (inizia come consulente finanziario) e molta di divertirsi. Un po’ sbruffone, spesso bugiardo, insolente. Ha un gran successo tra le donne, con le quali intrattiene rapporti generalmente molto superficiali. Durante la Seconda Guerra Mondiale viene ingaggiato dai Servizi Segreti della Marina Britannica, dove gli viene affidato il compito di formare una squadra speciale di “spie”, ma rimane sempre lontano dal fronte.E’ un tipo piuttosto irritante, che non segue le regole e spesso disattende gli ordini dei superiori.
A volte è violento, freddo, distaccato. Ha comunque un suo codice d’onore, magari talvolta piuttosto discutibile.

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Ora, delle due l’una: o Fleming ha scritto i suoi romanzi ispirandosi a se stesso e condendo il tutto con la vita spericolata che non è mai riuscito ad avere oppure gli autori della serie televisiva lo hanno descritto così partendo dalla fine: lo hanno fatto diventare James Bond.

In entrambi i casi, il personaggio non rimane molto simpatico. Bond deve molto al cinema, che nel corso del tempo gli ha donato un aspetto decisamente più affascinante di quanto non fosse nei romanzi, a partire da quello dell’attore che per molti resta l’unico vero 007: Sean Connery.
In pratica, Connery e Bond si sono fatti un favore reciproco: il primo ha migliorato il personaggio originale rendendolo più charmant e maggiormente dotato del tipico humor britannico e il secondo ha reso famoso in tutto il mondo il suo interprete.

Pare che Fleming, presente al provino di Connery, non lo trovasse adatto a interpretare la sua creatura, soprattutto a causa del metro e novantadue d’altezza. Fu la moglie, la contessa di Charteris, a fargli cambiare idea, la prima a rimanere affascinata da Connery-Bond.

James Bond ormai fa talmente parte della nostra cultura che riesce difficile rendersi conto di quale fenomeno sociale sia stato agli albori.

Nel 1965 Bompiani ha pubblicato un saggio dal titolo Il caso Bond – Le origini, la natura, gli effetti del fenomeno 007. Il libro raccoglie interventi di Fausto Antonini, Andrea Barbato, Romano Calisi, Furio Colombo, Oreste Del Buono, Umberto Eco, Laura Lilli, Lietta Tornabuoni e G.B. Zorzoli. Si tratta di una lettura davvero interessante, perché dà la possibilità di vedere con gli occhi di chi ci ha preceduto “il fenomeno Bond” nel pieno dei suoi anni ruggenti.

Il libro uscì quasi in contemporanea al quarto film della serie. Consideeriamo che si sono da poco concluse a Roma le riprese di Spectre, il ventiquattresimo se non si tiene conto dei due film non ufficiali, cioè non prodotti dalla famiglia Broccoli (Casino Royale del 1954 con Barry Nelson e Mai dire mai del 1983, remake di Thunderball, con un redivivo Sean Connery un po’ troppo attempato per la parte) e della parodia di Casino Royale del 1967 con il grande Peter Sellers.

Sfogliando qua e là, scopriamo che Fleming era tra gli scrittori preferiti del Presidente Kennedy, che teneva sempre un suo libro sul comodino. Passione condivisa con il suo futuro assassino, Lee Harvey Oswald, che prese in prestito dalla biblioteca di Dallas tutti i romanzi su 007.

Il sindacato dei “security men” britannici prese ad esempio Bond per chiedere al governo inglese un aumento dello stipendio. L’Esercito della Salvezza tuonò contro la mancanza di castità delle Bondgirls e la scarsa propensione di lui al matrimonio. Si temeva anche per la sicurezza stradale: le spericolate corse in Aston Martin avrebbero potuto trovare degli emulatori.

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In quegli anni, sui giornali americani si parla di James Bond come di una persona reale. In tutto il mondo nasce lo “stile Bond”. Le vendite del suo champagne preferito, il Taittinger, aumentano del 40%; il regalo più apprezzato dagli uomini nel Natale 1964 è la valigetta diplomatica di Dalla Russia con amore.

Si producono impermeabili, camicie, scarpe, pigiami, colonie, cravatte… tutti “alla Bond”.
In Francia le misure di alcuni articoli di abbigliamento sono indicate per gli adulti dalla cifra 007 e per i bambini da 003,5.
In Italia il settimanale Sorrisi e Canzoni pubblicò una grande inchiesta sullo spionaggio; alla redazione giunsero migliaia di lettere di gente che avrebbe voluto intraprendere la “carriera di spia”. Veniva chiesto: quanto si guadagna? Danno la macchina? Bisogna essere scapoli? Come si fa se si ha paura di viaggiare in aereo? Quante persone bisogna uccidere precisamente in un anno?

James Bond ha avuto molti volti: Sean Connery ha interpretato i primi cinque film, seguito daGeorge Lazenby – che quasi nessuno ricorda – in un’unica occasione. E’ poi tornato Connery ancora per un solo film, cedendo il passo a Roger Moore per i successivi sette. Con Moore, Bond diventa un po’ più snob, più simile a Lord Brett Sinclair di Attenti a quei due, ma sia l’interprete che il periodo sono gli stessi e non c’è da stupirsene.

Nel 1987-89 Bond viene interpretato da Timoty Dalton, attore gallese che con 007 trova la notorietà. Il suo Bond è più crudo e realistico dei precedenti e anche più credibile. Ma al pubblico non piace. Per disaccordi con la produzione e a causa del flop al botteghino americano del secondo film, Dalton lascia e Bond ci abbandona per ben sei anni, fino a tornare con l’irlandese Pierce Brosnan, che è il Bond probabilmente più conosciuto dei tempi recenti.

Brosnan è Bond per sette anni e quattro film. Si era pensato a lui già dopo l’abbandono di Dalton, ma l’attore in quel periodo era impegnato contrattualmente in una serie televisiva. E’ un successo di critica. Il Bond di Brosnan viene giudicato più completo psicologicamente, sensibile e vulnerabile, insomma, piace molto di più. E Bond ritrova la fama. I film hanno un grandissimo successo di pubblico, stracciando i record precedenti. Ma purtroppo gli attori invecchiano e i personaggi no.

Con grande delusione dei suoi fan, anche Brosnan è costretto a lasciare.

Spectre

L’ultimo Bond, quello attuale, è Daniel Craig. Ci furono un po’ di nasi storti quando venne scelto, pur presentandosi con un ottimo curriculum. Era difficile lasciarsi alle spalle un personaggio come quello rappresentato da Pierce Brosnan. E invece anche questa volta fu un successo e Casino Royale – primo romanzo, ma ventunesimo film ufficiale, conquistò pubblico e critica.

Il James Bond cinematografico è famoso anche per le musiche che lo accompagnano. Prima fra tutte il celebre tema che lo identifica dopo sole quattro note, scritto da Monty Norman, musicista e compositore britannico, nel 1962. In seguito, molti cantanti famosi hanno fatto a gara per interpretare la colonna sonora dei vari film: da Tom Jones a Nancy Sinatra, da Paul McCartney – insieme alla moglie Linda – ai Duran Duran, da Tina Turner a Madonna.

Il compositore principe dei temi d’apertura di Bond (sono quasi tutti suoi fino al 1987, in dodici film) è l’inglese John Barry, cinque volte premio Oscar, ma mai per le musiche di Bond.

007 non piace alle giurie degli Accademy Award. E stata fatta un’eccezione nella Notte degli Oscar del 24 febbraio 2013, in occasione del 50° anniversario della prima apparizione di Bond. Era impossibile ignorare la serie più longeva della storia del cinema. Venne proiettato un filmato di pochi minuti con scene tratte dai film e Shirley Bassey – che di sigle ne ha interpretate ben tre – cantòGoldfinger, forse la più famosa di tutte, con standing ovation finale delle star presenti alla serata.

James Bond è uno dei personaggi più inverosimili che uno scrittore abbia creato, ma piace ancora oggi. Certo, l’atteggiamento del pubblico è cambiato: il suo fascino non ha impedito le lamentele dei romani per una città con un traffico ancora più caotico del solito e interi quartieri inagibili.

Ma la produzione di Spectre ha finanziato la pulizia di ponte Sisto e degli argini del Tevere, ha riasfaltato strade (dopo che la famosa Aston Martin era finita in una buca durante la scena di un inseguimento, fatto che accade sovente anche alle nostre più umili utilitarie), ha portato a nuovo decoro i marciapiedi e gli arredi urbani, ha fornito pasti caldi ai senzatetto durante le riprese nei pressi di San Pietro. Sono persino riapparsi i vigili urbani in servizio notturno, miracolosamente guariti dalle malattie ricorrenti.

E la proverbiale ironia capitolina, figlia di Pasquino, Belli e Trilussa, non si è fatta attendere.

Sulla rete il messaggio è stato univoco: “Vogliamo James Bond Sindaco di Roma!

(Barbara Stefanini)

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