35mm.it: Dan Brown e il Codice da Vinci

12 Nov

Articolo di novembre su 35mm.it

Il Codice Dan Brown

 

Oggi parliamo di uno scrittore molto famoso e altrettanto discusso: Dan Brown.

Nato nel 1964 a Exeter – nel New Hampshire (USA) – è cresciuto in una famiglia intellettualmente vivace: padre insegnante di matematica e madre musicista, molto religiosa.  Primo di tre figli, ha ricevuto un’educazione cristiana, dove fede e scienza si bilanciavano. E tutto questo ce lo dice Wikipedia, che racconta anche come il nostro eroe si trasferì a Hollywood nel 1986 per tentare la carriera di cantautore e pianista. Pare non abbia avuto un gran successo, tanto che si spostò poi all’Università di Siviglia, in Spagna, per studiare arte (e qui avvenne il suo incontro con le opere di Leonardo da Vinci). Sempre in quel periodo nasce la sua passione per la crittografia e i codici in genere.

Nel 1993 torna a casa e si mette a insegnare inglese.

Un tipo eclettico, non c’è dubbio. Sempre wikipedia ci svela che la decisione di diventare scrittore nasce durante una vacanza a Tahiti, leggendo un libro di Sidney Sheldon e giungendo alla conclusione di essere in grado di far meglio. Al ritorno lascia l’insegnamento (1996) per iniziare la carriera di scrittore a tempo pieno.

Questa breve presentazione non ce lo rende molto simpatico e fa nascere spontanea la domanda:  quanto guadagna un professore d’inglese per permettersi scelte del genere?

Da sempre è viva negli appassionati di libri l’immagine dello scrittore tormentato, che fatica anni per realizzare l’opera della vita, lavorando con dedizione e sacrificio a una creatura che sopravviverà ai secoli;  questo signore che decide la sua attività a tavolino non ha un gran fascino. E neppure ciò che scrive.

Dan Brown è un gran furbetto. Ha studiato. Ma non solo arte o letteratura: il signor Brown ha studiato come si costruisce un bestseller. Un purista della lettura lo percepisce. All’istante.

Gli ingredienti sono piuttosto semplici: un eroe, un tema avvincente (che spesso coincide con leggende metropolitane), una scrittura semplice, personaggi standard (la donna come “spalla” dell’eroe, il cattivo, lo scienziato pazzo: cose di questo genere, insomma), una trama apparentemente complessa ma regolare, un finale prevedibile ma non del tutto scontato. Ed ecco fatto.

Dan Brown vuole stupire il lettore con argomentazioni solo apparentemente sensazionali, che non approfondisce, così come fa con i personaggi, dalla psicologia appena accennata. Non sorvola invece su descrizioni inutili, grosse banalità, particolari irrilevanti e a volte quasi comici – fa sorridere anche il titolo “Il Codice da Vinci”. Solo un americano può pensare  che “Da Vinci” sia un cognome: un europeo avrebbe intitolato il romanzo “Il Codice Leonardo”, ma tant’è.  Un romano, poi, non può non ritenere spesso ridicola la sua descrizione della Città Eterna in “Angeli e Demoni”. E cosa dire dei fiorentini? Sembra mangino in continuazione lampredotto e nient’altro. Due delle città più belle del mondo viste con gli occhi di una pessima guida turistica da poco prezzo.

E sì, perché Dan Brown scopiazza. E anche un bel po’!

Lampante il caso de “Il  Codice da Vinci”.

Esiste un volumetto, sconosciuto ai più, che si chiama “Il Santo Graal”, pubblicato nel 1982. E’ stato scritto da H. Lincoln (giornalista della BBC), Richard Leight (romanziere, storico e filosofo, appassionato di esoterismo) e Michael Baigent (laureato in psicologia, che ha abbandonato una fortunata carriera giornalistica per effettuare ricerce sui templari per un progetto cinematografico). Tutto nasce da un libro giallo che Lincoln legge durante un’estate al mare. All’interno di antichi documenti riprodotti nel romanzo, scova un messaggio segreto intrigante, che lo porta a far ricerche nel paesino di Rennes-le-Chateau, in Francia. Non vi stiamo a raccontare tutta la storia, ma sappiate che a un certo punto i tre si rendono conto – finalmente – di essere sul punto di svelare un segreto sorprendente. Quale? Se avete letto (o visto al cinema) il Codice da Vinci lo sapete già. E tutto questo passa attraverso i soliti Templari, il Priorato di Sion (vi dice niente?), la Maddalena, il Santo Graal, ecc. ecc.

Il libro è un mattone di quasi 600 pagine (molte del tutto inutili) che “ciurla nel manico” per aumentare la suspance e riesce ad annoiare in modo totale. Probabilmente non molti (neppure chi scrive) sono arrivati a leggerlo fino alla fine. Ma Dan Brown sì.

E non a caso gli autori de “Il Santo Graal” lo hanno anche citato in giudizio per plagio dopo il successo de  “Il Codice da Vinci”. Aggiungendo il danno alla beffa, hanno perso la causa. Il giudice della Corte d’Appello di Londra ha riconosciuto la riconducibilità della storia di Brown a quella dei tre autori, ma per aver ragione questi avrebbero dovuto ammettere che la loro è un’opera di fantasia e non il risultato di serie ricerche storiche, come invece hanno sempre sostenuto. Per la legge inglese, infatti, è lecito utilizzare un saggio storico per trasformarlo in un romanzo. Con buona pace dei querelanti, che hanno dovuto pagare due milioni di sterline di spese legali.

Se – come sosteniamo qui – Dan Brown è uno scrittore in fondo mediocre, come mai ha avuto tutto questo successo?

I primi libri che ha scritto sono passati quasi inosservati.

Forse non tutti sanno che, nell’ordine:

  • Crypto  (Mondadori, 2006) titolo originale Digital Fortress (1998)
  • Angeli e Demoni (Mondadori, 2004) titolo originale Angels and Demons (2000)
  • La verità del ghiaccio (Mondadori, 2004), titolo originale Deception Point (2001)

sono precedenti a “Il Codice da Vinci” (The Da Vinci Code, 2003 – Pubblicato da Mondadori nello stesso anno). Ma non sono stati notati più di tanto. Non allora, almeno.

E’ interessante osservare le date delle pubblicazioni in Italia, che poi sono simili a quelle nel resto del mondo: tutte successive al grandioso successo (oltre 82 milioni di copie vendute) ottenuto dal quarto libro, il famoso Codice.

E’ qui il punto di svolta. Il Codice da Vinci ha suscitato un interesse enorme perché è stato uno scandalo. E come si fa a creare uno scandalo? In genere si usa il sesso. In alternativa,  si attacca il Vaticano. E Dan Brown ne ha demolito il dogma principale, ha messo in dubbio l’intera religione cattolica, minandone le basi.

Tutto qui.

Il fatto poi che il record delle vendite se lo giochi con “50 sfumature” dei vari colori, fa anche percepire il livello medio del lettore sporadico,  non seriale.

Ma non abbiamo parlato dei film… Beh, questa volta non lo faremo.

Sappiate che, al momento, sono due (“Il Codice da Vinci” e “Angeli e Demoni”), entrambi diretti da Ron Howard e interpretati da Tom Hanks.

Non ci salveremo dal terzo, con stesso regista e – pare – identico protagonista.

Ad aprile 2015 è previsto l’inizio delle riprese di “Inferno”, tra Firenze e Venezia, con una puntatina a Istambul.

(Barbara Stefanini)

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.