35mm.it: Cuore Selvaggio

12 Mar

Pubblicato su 35mm.it

cuore selvaggio

Era il 1993 e migliaia di donne italiane di tutte le età s’innamorarono dello stesso uomo: Juan del Diablo.

Parliamo naturalmente di un personaggio di fantasia, nato dalla penna di Caridad Bravo Adams, attrice e scrittrice messicana divenuta famosa soprattutto per aver scritto decine di telenovelas. Tra queste Cuore selvaggio (Corazòn Salvaje), tratta però da un romanzo scritto nel 1956. L’unica copia che siamo riusciti a rintracciare sembra tradotta con Google Translator, ma mantiene un certo fascino romantico d’altri tempi. La storia è stata proposta in TV varie volte: la prima nel 1966 e poi nel 1977, ma è la terza – appunto quella del 1993 – che è rimasta nel cuore di tanti spettatori – anche non appassionati di questo genere di intrattenimento – mai soppiantata dalla nuova riedizione del 2009.

Le telenovelas nascono in America Latina negli anni ’50, figlie delle radionovelas in auge nel decennio precedente, e si ispirano ai romanzi d’appendice dell’Ottocento. Seguono standard ben precisi: sono ricche di colpi di scena, amori contrastati, tradimenti, ingiustizie, figli illegittimi e via dicendo; generalmente presentano una psicologia dei personaggi piuttosto elementare e un netto manicheismo. Il contrasto tra bene e male è chiaramente definito e il lieto fine d’obbligo; i buoni vengono ricompensati e i cattivi puniti.

Sono racconti interminabili, composti da centinaia di puntate che sembrano non giungere mai al “dunque” e spesso si concludono proprio sul più bello, con il chiaro scopo di mantenere vivo l’interesse degli spettatori. Non a caso si sono verificate vere e proprie “crisi d’astinenza” tra gli appassionati durante le pause delle trasmissioni. I dialoghi sono spesso banali, infarciti di frasi fatte o ricorrenti, e tutto l’insieme risulta piuttosto semplice, destinato a un pubblico di bassa cultura, almeno all’inizio, quando si realizzavano produzioni a basso costo, con poche riprese esterne, scene essenziali e costumi approssimativi. Le telenovelas raccontavano però storie positive, di buoni sentimenti, con lo scopo originario di svolgere una funzione educativa; addirittura le Nazioni Unite hanno attribuito loro un importante valore sociologico nel corso di una conferenza mondiale sulla popolazione del 1984.

In Italia arrivano nel 1982 su Rete 4 con La schiava Isaura, storia pesante e melensa con una protagonista francamente piuttosto bruttina e lagnosa, dotata di una sfortuna inenarrabile, che ha però un clamoroso successo di pubblico. E’ l’inizio di una serie interminabile di titoli che ancora oggi trovano posto nei palinsesti, alcuni discreti, altri pessimi. Cuore selvaggio è ancora bella e appassionante dopo più di vent’anni dalla messa in onda e dal Telegatto guadagnato nel 1994.

I protagonisti sono il tenebroso (e già citato) Juan del Diablo, la dolce e ingenua Beatrice d’Altomonte e la loro tormentata e appassionante storia d’amore, avversata da tutti e, in special modo, da Anna, la bella (e malvagia) sorella di lei e da suo marito, Andrea Aleardi della Valle, ricchissimo proprietario terriero, ex promesso sposo di Beatrice nonché inconsapevole fratellastro del nostro eroe, nato, quest’ultimo, da una relazione clandestina e, ovviamente, illegittima.
Già da qui si capisce che la faccenda non è affatto semplice; ricca di intrighi e sottotrame, molto più contorta del romanzo originale dal quale coglie solo i protagonisti principali e la macrostoria. I nomi sopracitati sono quelli utilizzati nella versione italiana, quasi sempre differenti dagli originali.
Una piccola curiosità: nel romanzo Juan è di origini italiane e questa caratteristica viene spesso sottolineata dall’autrice per mettere in risalto la profondità e la bellezza dei suoi occhi: occhi italiani, per l’appunto. Una ricerca su Google è sufficiente, oltre che per trovare tutti gli episodi in streaming, anche per rendersi conto che il web è ricolmo di siti, pagine facebook e blog che ancora parlano di questa telenovela e ne hanno fatto un piccolo cult.

Ma cosa ha di diverso Cuore Selvaggio? Perché è ancora così amata dopo tanto tempo?
Per prima cosa è relativamente breve (80 puntate da 45 minuti ciascuna) e quindi la storia, pur molto articolata, ha uno sviluppo costante e nessuna puntata risulta inutile o noiosa.
La sceneggiatura è molto ben realizzata, non lascia punti deboli o irrisolti nella trama, i dialoghi sono coinvolgenti, con frasi che rimangono impresse, specialmente nei cuori inguaribilmente romantici.
La produzione è estremamente curata nell’ambientazione – il Messico della fine del 1800: belli gli arredamenti, i costumi, tutto.
Nella versione italiana siamo stati fortunati anche per aver beneficiato di un eccellente doppiaggio (citazione necessaria per Luca Ward, una delle voci più belle di sempre).
E poi la storia – oltre a essere romantica – è passionale e sensuale, anche senza “sfumature del colore che preferite”.

cuore selvaggio 2

Il cast è perfetto. Tutti i personaggi, anche secondari, lasciano un segno. Bravi i protagonisti: Edith Gonzales è Beatrice ed Enrique Lizalde (che interpretava Juan nella primissima versione del 1966) un delizioso avvocato Nicola Manera. E poi…c’è lui, Eduardo Palomo, nella parte di Juan. All’inizio lo osservi e non ti sembra poi un granché, ma puntata dopo puntata ti affascina sempre di più e diventa bellissimo. Guardarlo in altre interpretazioni è un po’ deludente, perché lui era Juan del Diablo, quel personaggio gli era proprio cucito addosso, e quando, purtroppo, è prematuramente scomparso il 6 novembre 2003 a soli 41 anni, chi lo conosceva e amava ha pianto Eduardo, ma il mondo intero ha pianto Juan.

Quando ci sentiamo stanchi di un mondo incomprensibile, di giornate storte e discussioni inutili, una bella full immersion nella storia di Beatrice e Juan e nelle loro traversie ci farà sembrare la nostra vita lineare e semplice, facendoci sognare un amore appassionante e rendendoci – forse – anche un po’ invidiosi. Ma, donne, non cercate di trasformare il vostro compagno in un affascinante pirata ribelle e temerario: tenetevelo così com’è – magari stempiato e con un po’ di pancetta – perché anche se non vi dirà mai una frase come

“Ma voglio dirvi che se voi foste stata promessa a me, solamente se fossi diventato cieco o sordo o completamente folle vi avrei lasciata per un’altra”…

…almeno lui è reale.

Barbara Stefanini

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