35mm.it: 50 sfumature di grigio

20 Feb

Pubblicato su 35mm.it

Il più grande successo commerciale degli ultimi anni, un vero e proprio caso letterario, è colorato: ha 50 sfumature di grigio e altrettante di nero e di rosso.

L’autrice, E.L. James (pseudonimo di Erika Leonard) ha venduto 100 milioni di copie dei vari libri della trilogia. E’ difficile rintracciare dati certi sulle vendite dei classici, ma – tanto per farci un’idea – pare siano all’incirca quelle vendute da Agatha Christie di Dieci piccoli indiani o da J.R.R. Tolkien di Lo Hobbit , il doppio di Umberto Eco con Il nome della Rosa. Il re del romanzo commerciale, Dan Brown, è arrivato solo a 80 milioni di copie con Il codice da Vinci. Il confronto più indicativo è quello con la “trilogia delle trilogie”, Il Signore degli Anelli, pubblicata tra il 1954 e il 1955: in 60 anni esatti ha raggiunto 150 milioni di copie. E’ il caso di gridare allo scandalo? Probabilmente sì e certo non per le tematiche sadomaso trattate dai libri e dal primo film che ne è stato tratto, uscito – non si sa perché – in concomitanza di San Valentino. Confessiamo di non averlo visto, ma potete leggere QUI la recensione di Simone Bravi, che si è immolato per 35mm.it. Tra l’altro, molte delle critiche uscite in questi giorni trovano il film migliore del libro. Ammettere di aver letto la trilogia delle 50 Sfumature è un po’ come confessare di vedere il Grande Fratello o votare Forza Italia: nessuno lo fa, ma fatto sta che il GF è arrivato alla tredicesima edizione in Italia su una TV commerciale e Berlusconi ha governato per vent’anni. Criticare questi libri è un po’ come sparare sulla Croce Rossa: stilisticamente inconsistenti, di basso livello letterario, ricolmi di luoghi comuni. Insomma, sono scritti male.

La vocina interiore – che a volte diventa Dea interiore – è decisamente irritante, quasi come il labbro che la protagonista si mordicchia in continuazione e i suoi ormoni, ripetutamente chiamati in causa.

E’ un libro noioso. Ne parliamo al singolare, per non aver letto né il secondo, né il terzo – e senza alcuna intenzione di farlo. In fondo è un peccato, perché la storia avrebbe delle potenzialità. Se le pagine riservate ai dettagli minuziosi delle pratiche sessuali dei due (che se lasciate all’immaginazione del lettore sarebbero state di gran lunga più erotiche) fossero state dedicate all’approfondimento dei personaggi, ne sarebbe potuto uscire qualcosa di buono. In questo modo, invece, sembra un pessimo Harmony – con il massimo rispetto per gli Harmony, che hanno una loro ragione di essere – scritto da un’adolescente e non da una matura casalinga cinquantenne. I due protagonisti non sono credibili, ma noiosi e anche antipatici. C’è il solito cliché della sindrome della crocerossina, capace di guarire e redimere l’affascinante protagonista maschile, solo che Christian Grey di fascino ne ha davvero poco: è un uomo malato, uno stalker che considera le donne semplici oggetti da possedere e dominare. Il suo passato non lo giustifica né lo rende più umano, almeno non come viene descritto nel libro. Anastasia Steele sembra un’adolescente di cinquant’anni fa piuttosto che una donna moderna con tanto di laurea in letteratura inglese. E’ insipida, scialba, priva di attrattive e ci si chiede cosa abbia visto in lei un uomo come Grey.

Insomma, il tutto non sta in piedi.

Allora perché questo grande successo?

Sicuramente alla base c’è un grande e sapiente lavoro di marketing. Qualcuno ha compreso di trovarsi tra le mani una vera miniera d’oro. Forse alla base c’è la curiosità per un mondo torbido, in gran parte sconosciuto, una certa “pruderie” o il fatto che la vicenda venga spacciata per una storia d’amore molto particolare. L’autrice azzarda paragoni con Pride and Prejudice e Jane Eire davvero imbarazzanti. Il tutto viene condito con lusso sfrenato, oggetti griffati, potere, sesso. I soliti ingredienti insomma.

Sulla scia dei libri è stato creato un impero: sex-toys come quelli descritti, indumenti ispirati alla saga (particolarmente raccapriccianti le tutine da neonato che ricordano con scritte esplicite le attività materne riconducibili a nove mesi prima), gadget di ogni tipo. In rete si trova di tutto: se volete avere il privilegio di visitare il favoloso appartamento di Christian non dovete far altro che andare all’indirizzo www.christiangreysapartment.com ed entrare.

La signora James – o Leonard – è anche la produttrice del film e decisamente ha fatto bingo. Indubbiamente le 50 Sfumature hanno suscitato scalpore e creato due fazioni ugualmente agguerrite: gli entusiasti e i detrattori.

Le ragioni portate dagli entusiasti sono le più interessanti, dato che le altre appaiono piuttosto scontate. Solo su Amazon ci sono 62 pagine di commenti e se si ha voglia di perdere un po’ di tempo la loro lettura può risultare più vivace di quella dei libri. Alcune sono condivisibili: si rivendica la libertà di leggere ciò che si desidera senza per questo essere giudicati negativamente e molti accusano i critici di essere invidiosi per il successo raggiunto. In un mondo così difficile e chiuso come quello editoriale – soprattutto italiano- sarebbe ipocrita non dire che i tanti bravi autori mai pubblicati hanno il fegato ingrossato di questi tempi. C’è chi lo ha letto per legittima curiosità o spinto dal voler conoscere qualcosa sulle pratiche sadomaso; chi lo ritiene una “Bibbia del sesso estremo” e vuole rendere più vivace la sua vita sessuale.

Poi però troviamo frasi come “Christian Grey è un vero maschio alfa” o “Dà alle donne la possibilità di vivere un sogno” o commenti maschili del tipo “Il successo dimostra che questo è ciò che le donne vorrebbero da un uomo ” e francamente ti cadono le braccia. In un’epoca che ha creato l’orribile termine “femminicidio” e la violenza sulle donne è all’ordine del giorno, dove esistono le “quote rosa” – che altro non sono che una ulteriore discriminazione… beh, ridateci Jane Austen e fateci sognare Mr. Darcy.

Concludendo: molti criticano le 50 sfumature, ma – a quanto pare – tutti le leggono. Perché? Non lo abbiamo capito.

Barbara Stefanini

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