35mm.it: 10 accoppiate vincenti del cinema

16 Lug

Pubblicato su 35mm.it

10 ACCOPPIATE VINCENTI DEL CINEMA

Si sa, giocare in doppio è sempre meglio.

Poter contare su un compagno di squadra, nei momenti più esaltanti come in quelli di difficoltà. E’ così nello sport ma anche nel cinema. Questo mondo di coppie vincenti ne ha viste tante, partner storici sullo schermo e nella vita ma quelli che hanno scritto la storia sono pochi. Registi, attori, compositori, scrittori aziende…Queste che state per leggere sono dieci sodalizi cinematografici che ci sono rimasti dentro, per i motivi più disparati.

Ecco 10 accoppiate vincenti del mondo del cinema:

Martin Scorzese e Robert De Niro

Quando si dice: essere fatti l’uno per l’altro. Dopo quel folgorante, sperimentale e, a tratti, autobiografico Mean Streets (1973), Martin Scorsese e Robert De Niro hanno deciso, insieme, di scrivere la storia del cinema, una pagina alla volta, raccogliendo molto meno di quanto avrebbero meritato (soprattutto in termini di statuette dorate). L’alienazione di Taxi Driver e Toro scatenato, la comicità in Re per una notte, la malavità con Quei bravi ragazzi e Casinò.

Non ci sono stati regista e attore più in sintonia di loro, più abili nel raccontare un concetto, uno stato d’animo o la storia di una persona, sia esso un reduce traumatizzato dal Vietnam, un pugile italo-americano paranoico e ossessivo o un criminale irlandese. L’uno deve all’altro il successo della propria carriera, una carriera che, forse, non sarebbe stata la stessa per nessuno dei due se quel giorno, un regista bassino e un po’ hippie non avesse detto “basta provini, voglio lui per il mio film”.

Tim Burton e Johnny Depp

Ci sono registi che peccano di egocentrismo, perché vorrebbero abitare nel film che hanno ideato. Uno di questi è Tim Burton. Non si direbbe, perché passa come l’icona dell’emarginazione, eppure entra nei suoi film con un alter ego, personificato dal suo attore feticcio della fase più matura della sua cinematografia: Johnny Depp. La collaborazione tra i due comincia con Edward mani di forbice, continua fino all’ultimo Dark Shadows, con brevi pause l’uno dall’altro. Trasformismo, schizofrenia, sensibilità, paura negli occhi, emotività, vendetta.

Depp non imita il pensiero di Burton, ma lo indossa e lo tramanda, perfezionandolo fino a risultare il “Burton attore”; egocentrico perché con l’esigenza di essere totalmente coinvolto nella sua opera. Il cinema di Burton nasce dalla sua esperienza, la recitazione di Depp è la sintesi tra l’anticonformismo e la sensibilità poeticamente dark di Burton. Insieme si completano, si odiano e si amano. L’uno è il riflesso dell’altro, perché sia l’uno che l’altro portano nel film la vita.

Bud Spencer e Terence Hill *

Fu il caso, come spesso avviene, a creare una coppia di attori di grande impatto, dal talento sicuramente sottovalutato. Li si associa a un genere leggero, di intrattenimento per famiglie, ma i loro film hanno incassato cifre da capogiro e continuano a registrare ascolti altissimi in occasione delle repliche televisive. Un ex campione di nuoto che di tanto in tanto fa la comparsa, un attore che si infortuna e va sostituito ed ecco nascere la coppia Bud Spencer (Carlo Pedersoli) e Terence Hill(Mario Girotti) sul set di Dio perdona… io no! (1967). Girano insieme, subito dopo, I quattro dell’Ave Maria e La collina degli stivali, classici dello“spaghetti western”. Ma il successo definitivo arriva negli anni settanta.

Un cavallo che trascina una lettiga attraverso percorsi desolati e polverosi, un uomo che dorme cullato dal dondolio del passo dell’animale. Ha i vestiti laceri e sporchi, ma quando si scosta il cappello dagli occhi… nasce Trinità. Sono due attori ai quali il pubblico vuole bene. Siamo sinceramente affezionati a questi due signori ormai attempati, mai volgari, che ci hanno fatto sorridere e divertire. Sono persone che fanno parte delle nostre famiglie, che facciamo sedere volentieri alle nostre tavole. Nel 2010 hanno ricevuto il David di Donatello alla carriera. Vedere il pubblico alzarsi in piedi e i loro occhi diventare umidi è stato bello.

Sergio Leone e Ennio Morricone *

Non ha mai ricevuto una nomination all’Oscar ma nessuno nel mondo del cinema, in qualsiasi parte del mondo, ignora chi sia Sergio Leone. Registi di fama internazionale lo hanno omaggiato nel tempo con dediche o richiami ai suoi (purtroppo pochi) film. Il suo nome viene associato spesso a Clint Eastwood, che con lui ha trovato la fama come attore, mentre qui in Italia è nota la sua collaborazione con un giovanissimo Carlo Verdone, ma la vera accoppiata vincente, durata vent’anni nel corso della realizzazione di tutti i film di Leone – escluso quello d’esordio – è con un musicista: Ennio Morricone.

Entrambi romani, hanno dato vita a pietre miliari del cinema, capolavori immortali amati e ammirati da quasi cinquan’anni. La loro collaborazione ha creato la famosa Trilogia del Dollaro e poi quella del Tempo. Scene, personaggi, dialoghi e musiche indimenticabili. Chi ha visto questi film non può avere tra le mani un vecchio orologio da taschino senza sentire le note struggenti di un carillon farsi sempre più forti fino a diventare una vera sinfonia. Sergio Leone ed Ennio Morricone sono l’immagine più bella di un cinema che ormai non esiste più.

Totò e Peppino

E’ difficile trovare una coppia di comici capaci di far ridere anche solo scambiandosi uno sguardo. Anche se, la parola comici, per questi due, probabilmente è riduttiva. Artisti, più che altro. Avvolte (una parola) capita che due attori si incontrino e diano vita a qualcosa di memorabile, come è successo a Totò e Peppino De Filippo. Vabbè ma Peppino è la spalla di Totò, dicevano. No, due personaggi di questo calibro sono uno la spalla dell’altro…E c’è differenza.

Basta la celebre sequenza che vedete immortalata nella foto qui sopra, tutta rigorosamente improvvisata (sotto gli occhi estasiati e divertiti di Camillo Mastrocinque), da Totò, Peppino e la malafemmina a riassumere uno dei più bei “matrimoni” artistici della storia del cinema italiano, un qualcosa di irripetibile e sensazionale. Dopo tutto un motivo c’è se i loro film fanno ridere ancora oggi, dopo 50 anni. Punto, due punti e un punto e virgola…Massì.

Quentin Tarantino e Samuel L. Jackson

La leggenda (che poi leggenda non è) narra che Samuel L. Jackson sia l’unica persona sulla faccia della terra a poter mettere mani alle “sacre” sceneggiature di sua maestà Quentin Tarantino. Se un regista così visceralmente attaccato alle sue storie e ai suoi personaggi concede ad un attore la possibilità di modificarli allora vuol dire che il loro rapporto va oltre il professionale.

Jackson è una sorta di talismano per Tarantino, c’è anche quando avrebbe potuto non esserci, come in Kill Bill, dove si vede, in penombra, per una manciata di secondi. Quando c’è però il film diventa monumentale. Vi immaginate Pulp Fiction senza Jules o Jackie Brown senza Ordell? Oppure Django Unchained senza il malefico Stephen…Quando questi due lavorano insieme il successo (o almeno un altro personaggio memorabile) è assicurato.

John Ford e John Wayne

Quasi 140 film per un regista che, nonostante abbia sperimentato tutti i generi, si presentava così: “Mi chiamo John Ford. Faccio western”. Questa frase rispecchiava gli ideali, pochi, concreti e determinati di un regista che ha cambiato la storia del cinema western, mescolando spirito epico e celebrazione del viaggio. Pur avendo utilizzato centinaia di attori, tra cui James Stewart, Peter Fonda e Spencer Tracy, è quasi impossibile pensare a Ford senza farsi automaticamente venire in mente l’icona John Wayne.

Oltre agli ideali repubblicani, questi due condivisero il set in decine di pellicole, tra cui alcuni straordinari capolavori, dalla trilogia della cavalleria (Il massacro di Fort ApacheI cavalieri del Nord Ovest e Rio Bravo) a L’uomo che uccise Liberty Valance, da Ombre rosse a Sentieri Selvaggi. La collaborazione tra i due parte nel 1928, quando Ford sceglie Il duca per La casa del boia, affidandogli l’anno dopo il primo ruolo da protagonista ne Il grande sentiero. Nella storia del cinema Ford e Wayne, davanti e dietro la macchina da presa, hanno rappresentato due facce della stessa medaglia, quella celebrativa ed epica del più classico dei generi cinematografici statunitensi.

Peter Jackson e J.R.R. Tolkien

Se si eccettuano pochi esempi (tra i quali il sorprendente Amabili resti), la carriera di Peter Jackson è da collegare strettamente alla letteratura di J.R.R. Tolkien. Con le trasposizioni delle due saghe fantasy per antonomasia, Il signore degli anelli e Lo hobbit, Jackson si è imposto come uno dei registi più quotati ed osannati degli ultimi tempi. Il neozelandese ha lanciato attori, ricreato mondi immaginari, rimpinguato il fenomeno dei cosplayer, ma soprattutto ha dato una nuova dimensione al genere fantasy.

In particolare con la saga dedicata a Frodo e alla compagnia dell’anello, Jackson ha ammaliato l’Academy, arrivando a vincere caterve di Oscar e sdoganando dalla dimensione letteraria i tomi di Tolkien e i suoi personaggi (nani, ninfe, elfi, hobbit, umani, aquile, orchi), trasformandoli in familiari espressioni della cultura di massa.

Disney Pixar e Peter Docter

Una partnership professionale fertilissima, che ha probabilmente rinnovato il cinema d’animazione internazionale più di ogni altra negli ultimi vent’anni: quella tra il regista visionario (con un pizzico d’innocente follia) Pete Docter e un colosso della computer generated imagery come la Pixar. Figura chiave nella storia della casa di produzione, Docter ne ha diretto Monster & Co, il favolosoUp (vincendo l’Oscar) e Inside Out, imponendosi non solo come una delle menti creative più originali dello Studio, ma anche come una delle mani registiche più solide: il modo in cui la “sua” macchina da presa attraversa lo spazio in Up, spesso in assenza di gravità, è già storia dell’animazione.

Ma, per la Pixar, Docter non ha solo diretto. Negli anni Novanta aveva già supervisionato l’animazione di A Bug’s Life e co-creato le storie di entrambi i capitoli di Toy Story. Senza contare il fatto che c’è lui anche dietro l’idea di un altro dei grandi capolavori firmati Pixar, WALL•E. Oggi sta già lavorando a Toy Story 4 insieme a John Lasseter, Andrew Stanton e Lee Unkrich.

Woody Allen e… Woody Allen

Chi ha lavorato con Woody Allen ha confermato che è un’esperienza unica, irripetibile. Dietro a quell’aspetto minuto e all’andatura incerta, agli occhiali giganteschi e la voce sottile si nasconde uno dei più grandi geni della storia del cinema. Di attori ne ha diretti tanti ma con uno si è trovato particolarmente bene: se stesso, Woody Allen. Per tante volte è stato il protagonista dei suoi film, a rischio di sembrare autoreferenziale ai massimi livelli, quasi malato di protagonismo quasi a voler compensare quell’aspetto fisico, se vogliamo un po’ buffo, con la luce dei riflettori.

E invece non è così; perchè alcuni dei suoi più grandi capolavori, Woody li ha firmati da regista, sceneggiatore e protagonista, mescolandosi meravigliosamente con il resto del cast che nel frattempo dirigeva, con quella solita, innata genialità. Giocare in doppio è sempre bello, dicevamo…”Sdoppiarsi” però è quasi impagabile.

La redazione di 35mm.it

(sono miei soltanto i paragrafi segnalati con *)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.